Processo Pubblico o pubblico processo? Diritto di cronaca – Diritto alla riservatezza.

scritto da Giuseppe Dacquì

Su questo tema ci siamo confrontati e scontrati in una tavola rotonda a Caltanissetta.

Si è avuto modo di mettere a nudo le debolezze del sistema che, seppur dotato di disposizioni poste a tutela dei precetti costituzionali della libertà espressione e della inviolabilità della persona, spesso è violato (rectius saccheggiato) ora a danno del soggetto imputato o parte offesa, ora a danno di chi ha il diritto – dovere di prendere testimonianze dei fatti giudiziari.

Ettore Randazzo ha messo all’indice il sistematico accadimento delle notizie “trapelate” che nulla hanno a che vedere con la “discovery” o la “pubblicità” del processo che, tra l’altro, è esclusiva caratteristica del dibattimento e non delle fasi antecedenti (indagini preliminari – udienza preliminare).

Ma ciò che sconcerta in questi ultimi tempi è il “pubblico processo” senza alcuna regola e fuori dall’ordinamento che si celebra nei salotti radio-televisivi con tutte le conseguenze ovvie che ognuno può facilmente rilevare.

Siamo di fronte all’esercizio del diritto di cronaca o piuttosto (purtroppo, talvolta, con la complicità dei difensori interessati) alla messainscena di una “fiction” ove però il fatto è realmente accaduto e ancora, tra l’altro, “sub-iudice”?

Quale immagine si offre del sistema giustizia italiano alla gente? E giusto che la pubblica accusa convochi la stampa per riferire su arresti di cittadini presunti non colpevoli?

E’ corretto il comportamento dell’avvocato che partecipa, per quanto rilevante sia il fatto delittuoso tutto da accertare, a nutrire il gruppo delle comparse reclutate per la lapidazione (o beatificazione) pubblica?

“Senza una forte tutela delle loro informazioni, le persone rischiano sempre di più d’essere discriminate per le loro opinioni credenze religiose, condizioni di salute: la privancy si presenta così come un elemento fondamentale della <<società dell’uguaglianza>>……Senza una resistenza continua alle microviolazioni, ai controlli continui, capillari, oppressivi o invisibili che invadano la stessa vita quotidiana, ci ritroviamo nudi e deboli di fronte a poteri pubblici e privati: la privancy si specifica così come una componente ineliminabile della società della dignità”. Così ha dichiarato Stefano RODOTA’ nell’Intervista su Privancy e Libertà.

Come non dargli ragione!

Quid iuris? Afferma Ettore Randazzo: Le regole ci sono. Occorre farle rispettare. Mi permetto di aggiungere: nello spartiacque tra il diritto di cronaca e diritto alla riservatezza spesso un può di buon senso non guasterebbe.