PERSONA OFFESA

scritto da Giuseppe Dacquì

Capita sovente che l’avvocatura si occupi in tema di riforme di interessarsi, giustamente, della tutela dei diritti dell’imputato piuttosto che di quelli della persona offesa.

Ciò (è superfluo affermarlo) è dovuto al fatto che l’imputato è la parte più esposta e la più vulnerabile nel processo penale.

Ma che la persona offesa abbia il diritto, ogni tanto, di essere attenzionata questo mi pare innegabile.
Vorrei segnalare, brevemente, alcune “imperfezioni” del sistema ordinamentale che mi prometto, però, di approfondire in altra sede.
Qui mi limito a riassumere ciò che la parte offesa non può fare:
1)      contrariamente a quanto previsto per l’imputato non può personalmente ricorrere in Cassazione avverso i decreti di archiviazione;
2)      è costretta a ricorrere in Cassazione, tramite difensore, in caso di mancato avviso, (non sanzionato in alcun modo) avverso il decreto di archiviazione;
3)      non ha il diritto di estrarre copia degli atti (ma solo visionarli) in caso di richiesta di archiviazione e comunque può proporre opposizione nel termine (brevissimo per procedimenti complessi) di dieci giorni con l’obbligo di chiedere, a pena di inammissibilità, un supplemento di indagini indicando nuove prove (non si comprende perché mai si debba obbligatoriamente chiedere la prosecuzione delle indagini e non una diversa lettura degli atti);
4)      non è tutelata, quando è costituita parte civile, in caso di legittimo impedimento del difensore;
5)      può proporre ricorso per Cassazione avverso la sentenza di non luogo a procedere emessa dal G.I.P. esclusivamente per mancato avviso dell’udienza o per mancato rispetto dei termini a comparire;
6)      non può proporre impugnazione, per gli effetti penali, ancorché costituita parte civile, quando è offesa e danneggiata da reati gravissimi (omicidio, stragi, rapine, estorsioni ecc….).
E su tale ultimo punto occorre rilevare la “distonia” del sistema processuale laddove, invece, è consentita l’impugnazione, anche per gli effetti penali, alla persona offesa costituita parte civile contro le sentenze di condanna e di proscioglimento per i reati di ingiuria e di diffamazione.

Cosicchè, l’integrità fisica è sacrificata sull’altare del diritto all’onore e alla reputazione.
Un qualche segnale da parte della giurisprudenza in favore della persona offesa si è avvertito in un’isolata sentenza del Supremo Collegio (Cass. Pen. Sez. VI° 15-05-1998 n. 1757), apprezzabile per lo sforzo giuridico compiuto, che ha ritenuto la possibilità, per la parte offesa, di proporre personalmente ricorso per Cassazione, nel caso in cui questa intenda ricorrere avverso un provvedimento di archiviazione con ciò ritenendola prevista dall’art. 613 co. I° c.p.p..
Hanno osservato i giudici di legittimità nella citata sentenza che “se la persona offesa dal reato è legittimata a partecipare personalmente al procedimento incidentale di archiviazione; se a chiusura di tale procedimento le è riconosciuto nei casi di violazione del contraddittorio anche la titolarità del ricorso per Cassazione; se analoga partecipazione le è consentito all’udienza preliminare (art. 419 c.p.p.): in uno alla titolarità a ricorrere per Cassazione avverso la sentenza di non luogo a procedere(art. 428 n. 3 c.p.p.); se, infine, nel giudizio di Cassazione le è riconosciuta la facoltà di intervenire personalmente presentando memorie (che sia o meno ricorrente) non si comprende come si possa fondatamente sostenere che non acquisti la qualità di parte in senso proprio, sia pure limitatamente a quei procedimenti nei quali le è attribuito il diritto di impugnazione; e come si possa ipotizzare, con riguardo ai medesimi procedimenti, un frazionamento dello “ius postulandi” nel senso di ritenere che questo le competa per presentare personalmente memorie e non anche per proporre ricorso che ne è l’antecedente logico”.
Tale coraggiosa sentenza è stata poi, purtroppo, immediatamente travolta dalle Sezioni Unite qualche mese dopo e cioè nel Dicembre del 1998.
In un ordinamento ove vige il principio del giusto processo e della parità delle parti non può non essere assicurata piena tutela anche a quella parte “eventuale”.

Dalle menzionate “lesioni” si ricavano implicitamente le proposte di modifica.
Non è, forse, giunto il momento di farsene carico?