Per qualche centimetro in più …

scritto da Giuseppe Dacquì

“Ce qu’ on apprende au berceau, dure jusqu’à tombeau” oppure se preferite in lingua antica “quo semel est inbuta recens servabit odorem testa diu”.

 

Scendere dal piedistallo. Cosa impossibile, difficile. Abituati a respirare aria pura, lontani dagli “inquinamenti” del nemico non è facile convincersi a scendere nemmeno di un gradino. Parità delle parti, principio indiscutibile sano e sacro ma maldigerito da taluni.

 

Eppure si è fatto un notevole sforzo: mai più processi senza contraddittorio, mai più processi in posizioni impari, mai più processi davanti a giudici ossequiosi dell’accusa. Un grande passo in avanti. Gigantesco per l’innovazione, dirompente, sotto certi aspetti, per l’esito del processo. Ma ancor prima una piccola norma (art. 146) delle disposizioni di attuazione del codice di rito ha disciplinato la posizione dei banchi riservati al pubblico ministero e ai difensori nell’aula di udienza dibattimentale: sono posti allo stesso livello di fronte all’organo giudicante.

 

“Allo stesso livello” né un gradino in più né uno in meno. La forma è anche sostanza; come erano saggi i nostri avi.

 

Ma accade che da molti anni (cioè dal 1989) che il Procuratore Generale presso il Supremo Collegio stia seduto qualche centimetro in più rispetto ai difensori.

 

Cosa volete che siano pochi centimetri in più. Nulla.

 

Conta che ciò che è consentito al P.M. sia consentito al difensore. E poi che importanza ha se il difensore è dietro la porta ad aspettare ed il P.M. entra dal retro?

 

Cosa conta se il P.M., come il giudice, voti per il rappresentante al CSM ? Eppoi, cosa conta se il P.M. è uscito dallo stesso corso in cui è uscito il giudice ?

 

Ma cosa può rappresentare il fatto che il P.M. dia del tu al collega giudice ?

 

Conta che i difensori rimangono dietro la porta e stiano qualche metro più in là. Ineccepibile ! Nulla di scandaloso, quisquilie !

 

Certo, su questo si può sorridere e ridere.

 

E allora avviene che quando il nostro Presidente, l’attivo Ettore Randazzo, ricordi al Primo Presidente che c’è un piccolo “dislivello” nell’aula Suprema dibattimentale perviene il grazioso invito “a salire” quel centimetro di “gap” e posizionarsi per qualche minuto allo stesso livello.

 

La legge così viene tout court rispettata: il P.M. ed il difensore, come nei migliori duelli westerns, si trovano uno di fronte l’altro. Impeccabile !

 

Chi mai ha osato pensare che per portare i banchi allo stesso livello occorresse far scendere il gradino al pubblico accusatore ? Pura follia, caro Ettore. Cosa mai Ti è venuto in mente ? ! Una volta che un’anfora nuova si è impregnata di un odore lo conserverà a lungo.

 

Beh, bisogna riconoscerlo, noi avvocati siamo un poco…… frustrati.

 

Giuseppe DACQUI’