Mozione X Congresso Unione Camere Penali Italiane

Pres. PANSINI: Grazie al collega Chiezzi, al quale volevo dare un chiarimento perché il funzionamento del Congresso dipende anche dalla Presidenza. Ieri sera non vi sono stati iscritti a

parlare, tanto che abbiamo dovuto prorogare il termine di iscrizione a questa mattina. Per meglio dire, vi erano soltanto tre iscritti, quando li ho chiamati a parlare non c’era nessuno di tutti e tre. Per cui ho dovuto, invece che alle 20:00 come era previsto, chiudere la seduta alle ore 19:20. Saluto l’Onorevole Giuseppe Gargano, il responsabile della Giustizia di Forza Italia, che è arrivato adesso e che più tardi prenderà parte alla tavola rotonda. Sono le ore 10:00 e do atto che al termine previsto per la presentazione delle candidature è pervenuta soltanto la candidatura dell’Avvocato Ettore Randazzo, il quale presenta la propria candidatura corredata dalle firme richieste nel numero previsto; presenta la propria candidatura per la carica di Presidente dell’Unione, allega il programma che si propone di attuare e indica i seguenti candidati alla propria lista per la Giunta: Salvatore Scuto, Camera Penale di Milano vice Presidente; Valerio Spinarelli, Camera Penale di Roma, segretario; Giuseppe Conti, Camera Penale di Sassari, tesoriere; Aldo Casaliluovo, Camera Penale di Catanzaro; Roberto Errico, Camera Penale di Bologna; Daniele Grasso, Camera Penale veneziana; Leonardo Iannone, Camera Penale di Trani; Beniamino Migliucci, Camera Penale di Bolzano; Fernando Piazzolla, Camera Penale di Ancona; Eliberto Rossi; Camera Penale di Firenze; Ottavio Scifo, Camera Penale di Novara; Giovanni Sofia, Camera Penale di Vallo della Lucania. Siccome abbiamo iniziato in ritardo, io credo che sarebbe il caso di andare avanti questa mattina con gli interventi, con il dibattito fino alle 10:30, non è prevista la sospensione del dibattito alle 10:00, andiamo avanti fino alle 10:30, poi alle 10:30 riprendiamo il previsto ordine dei lavori. Allora prego il collega Dacqui, Camera Penale di Caltanisetta di venire al microfono.
Dr. DACQUI (Camera Penale di Caltanisetta): Le dichiarazioni rilasciate l’altro giorno a Nicosia in Provincia di Enna, durante un Convegno dal Presidente della Commissione Nazionale Antimafia, Onorevole Roberto Gentaro, in tema di 41 bis, e sul comportamento di taluni magistrati di sorveglianza, provocano indignazione e inquietano la coscienza civile. Per cui non ha avuto modo di leggere le dichiarazioni dell’Onorevole Gentaro sulla stampa, io brevemente riporto tali dichiarazioni riportate, virgolettate proprio dal Giornale di Sicilia. Saremo costretti a intervenire con modifiche legislative sui Tribunali di Sorveglianza diventati “Tribunali delle dame di San Vincenzo” ha affermato Gentaro, per evitare eccessiva discrezionalità. Le interpretazioni di alcune sentenze della Cassazione sono sconcertanti. Nel 2003 sono stati revocati 72 provvedimenti di carcere duro, con una interpretazione dei Giudici contraria al testo della Legge. Le Procure Generali hanno impugnato solo 9 volte su 72. Saremo costretti a limitare anche l’ambito dei benefici penitenziari. Quindi l’Onoverole Gentaro, come intanto i provvedimenti di revoca, applicativi del carcere duro, ha definito i magistrati di sorveglianza quali “dame tale San Vincenzo”, additandoli come soggetti caritatevoli nei confronti di condannati per reati gravissimi. Ritengo che l’Unione delle Camere Penali italiane non possa restare muta di fronte a tale provocazione. Il trattamento carcerario differenziato costituisce una vera e propria vergogna dello Stato italiano, che umilia e calpesta l’uomo, che lo incattivisce e che lo rende simile alle belve. Impedire al condannato o al detenuto in attesa di giudizio di intraprendere il cammino della rieducazione, del reinserimento, applicando misure carcerarie simili a quelle in uso nei regimi dittatoriali, non può che far crescere il nostro malessere, la nostra protesta nei confronti dello Stato. Non è una sola mera questione di isolamento, si tratta di un vero e proprio imbarbarimento della persona. Vorrei, infine, porre l’attenzione sui Tribunali di Sorveglianza, che a me, ma come ritengo a tutti noi, non risultano essere delle vere e proprie “dame di San Vincenzo”, anzi, tutt’altro, con le istruttorie sommarie, con giudizi comportamentali affidati alle Questure o ai Carabinieri che mai osano escludere che il condannato, dopo molti anni di reclusione possa avere reciso il collegamento con la criminalità organizzata. I Magistrati di sorveglianza, con motivazione succinte e stereotipate, chiudono e uccidono la speranza di un possibile recupero nel mondo civile. Non è tollerabile che le istanze di liberazione anticipata giacciano per lungo tempo sui tavoli del Magistrato di Sorveglianza, per essere esaminate solo in prossimità della scadenza della pena. Non so se è stato fatto nel passato un monitoraggio sui Tribunali di Sorveglianza, sull’effettivo ruolo degli esperti, che raramente se non mai, assumono la veste di relatore della causa. Sarebbe il momento di intervenire, poiché anche l’irragionevole lungo tempo per rispondere ad una legittima istanza di misura alternativa, costituisce una chiara violazione dei diritti fondamentali della persona.  Grazie. Io consegno alla Presidenza copia dell’articolo di stampa dove sono riportate le gravi dichiarazioni a mio giudizio, del Presidente della commissione Nazionale Antimafia. La mozione è che l’Unione delle Camere Penali faccia una protesta nei confronti del Presidente…
Pres. PANSINI: Dovresti cortesemente preparare una mozione perché se è presentata, la metteremo ovviamente in progressione.

Dr. DACQUI: La presenterò poi. 

Unione Camere Penali Italiane – X Congresso Ordinario – Bari 9 Ottobre 2004